Cristina Conchiglia

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dal minuto 3.37


Cristina Conchiglia mi ricorda soprattutto mia nonna

di Alberto Mello

 

Per la mia generazione Cristina Conchiglia è stata un lungo silenzio. Nel senso che il suo ritiro dalla vita politica attiva ha coinciso con l’infanzia di chi è nato tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80. Per me, e penso per molti altri, è stata dunque un personaggio dell’altro mondo, quello in cui avevano vissuto da giovani i nonni, nel quale c’era la povertà, la guerra, le filare di tabacco, le tessere del pane, “li comuniscti” e la “democrazzia”. Un mondo raccontato, quindi quasi fiabesco. Poi ho approfondito, ma gli anni dopo la fine della guerra nel Salento, nella mia immaginazione, sono indelebilmente come li ha dipinti mia nonna.

tabacchine - Salve

Come circa il 40 per cento della popolazione della Puglia alla fine degli anni ’40 i miei nonni lavoravano nell’agricoltura. Contadino e tabacchina. Mio nonno non l’ho mai conosciuto. Mia nonna invece mi ha raccontato tante volte, per tanto tempo, della guerra e del dopoguerra, delli patruni e di quel giorno, durante la campagna elettorale per le elezioni del ’48, quando a Lizzanello tirarono due bombe al comizio di Calasso (morirono un ragazzino di 12 anni e un uomo di 50, Cesarino Trovè e Cesare Longo). E di quando per la fame andavano le fimmene in gruppo a bussare alla porta dei padroni per chiedere pane. Alcune volte, mi diceva mia nonna, le porte le aprivano a forza, prendevano tutto (le servette che si trovavano dentro svenivano per la paura) e portavano via. Alcune le arrestavano, ma non potevano arrestare tutte. E ne erano consapevoli. Consapevoli della forza del numero, in primis. E consapevoli, anche, della giustezza di quella “violenza” sovvertitrice di un ordine che le aveva condannate alla fame, coi mariti decimati di ritorno dalla guerra.

Cristina Conchiglia per me sta in quel mondo e, per come me ne parlava mia nonna, era un po’ al vertice di questo gruppo di donne. Di quelle che facevano le tabacchine, allevavano cinque o sei figli, i mariti e gli anziani, e andavano in campagna cantando. Che subivano la dittatura della fame e il ricatto continuo dei proprietari terrieri sulle paghe (circa la metà rispetto ai maschi) e spesso il ricatto sessuale degli uomini nelle campagne (che la drammatica canzone “Fimmene fimmene” rende molto bene). E che però si fidavano di lei e di Calasso (che poi negli anni ‘60 diventò sindaco del mio comune). Si fidavano nel senso che esprime benissimo anche questo contadino che a 19 anni partecipò alle occupazioni dell’Arneo in questo video (dal min 11.30 circa) .

Insomma, per me Cristina Conchiglia non è stata tanto la funzionaria di partito, la dirigente sindacale (se non nell’accezione, forse poco eufonica di questi tempi, di “capopopolo”) la resistente alla svolta della Bolognina, la parlamentare e il sindaco, e tutte le funzioni che ha svolto durante la sua carriera (ma sarebbe meglio dire vita) politica, scritte in libri e articoli. È, ancora oggi, a sette anni dalla morte di mia nonna, un fatto sentimentale, un qualcosa che appartiene anche alla mia storia personale, a quel pizzico di orgoglio che mia nonna mi trasmetteva con quei racconti.

Penso che la saluterò così.

Lecce 5 giugno 2013

http://www.20centesimi.it/blog/2013/05/06/cristina-conchiglia-mi-ricorda...

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