Pinelli, una finestra sulla strage - Camilla Cederna

12 dicembre 1969
la strage infinita

 

|di Camilla CedernaPinelli, una finestra sulla strage, 1971

Mezzanotte è passata da poco, ma è difficile dormire bene dopo una giornata come quella del 15 dicembre 1969, dopo il funerale delle vittime della Banca dell’Agricoltura (1). Come se tutta quell’angoscia fosse entrata nelle ossa insieme a una nebbia mai vista che rendeva bassissimo il cielo e nero il mezzogiorno. E con ancora nelle orecchie l’eco dei singhiozzi delle famiglie mentre il coro delle voci bianche pregava Dio di aprire le porte del cielo ai loro parenti straziati. Poi quel silenzio compatto, monumentale, che aveva salutato le bare sul sagrato, quei grappoli oscuri di gente ai balconi e alle finestre, quel tappeto di folla immobile e buia nel buio che copriva tutta la città paralizzata, una quantità di gente venuta da lontano a circondare il Duomo, visi chiusi, espressioni sgomente, un dolore unanime e una tensione quasi fisicamente percepibili.

Cinque ore in Duomo in piedi a un banco per meglio vedere e sentire, un’ora in giro dopo, a casa a scrivere uno degli articoli più difficili di una lunga carriera (dovevo cominciare dalle bombe del 12, da tutto quel sangue, i rottami, i carabinieri che svengono, il sindaco (2) che esce dalla banca col viso color terra, i parenti che vengono portati via piegati in due con la faccia tra le mani, i racconti degli scampati, il volo dei corpi mutilati sotto la cupola del salone, ecco la guerra, i bombardamenti, il caos, il massacro, il macello, ecco l’odor di guerra, di sangue caldo e di polvere da sparo, di carne bruciata e di zolfo). E adesso a letto col sonno che non arriva.

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Rete di Donne per la Diversità

Un manifesto ecofemminista
per la cura della Terra

Caroline Lockhart
Dal 2 all’8 marzo 2023, la Navdanya Biodiversity Conservation Farm, fondata dalla presidente di Navdanya International Vandana Shiva a Dehradun, nello stato indiano dell’Uttarakhand, ha ospitato l’incontro internazionale della Rete di Donne per la Diversità.

Diverse Women for Diversity è una rete nata nel 1999 in occasione del vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle da donne di tutto il mondo per denunciare le responsabilità ecologiche e sociali del modello agroindustriale.

Nella Dichiarazione indirizzata all’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Rete affermava: «Noi donne, abbiamo assistito alla crescente aggressione contro la mente e il corpo umano, alla continua invasione dei territori e all’assalto alla Terra e a tutte le sue diverse specie. E siamo infuriate. Chiediamo

Della Conoscenza - sul 68

 

DELLA CONOSCENZA Scheda integrale: https://goo.gl/gq4BJe

Regia: Alessandra Bocchetti Casa di produzione:

Unitelefilm, movimento studentesco Anno: 1968

De mane a sira (dalla mattina alla sera)

De mane a sira

(dalla mattina alla sera)

Il lavoro delle donne nel Salento


 

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La scommessa del femminismo·

comunità filosofica femminile


PER AMORE DEL MONDO 

NUMERO 3 - 2004


La scommessa del femminismo·

DI LUISA MURARO


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 Che ci sia libertà per le donne, è la questione del femminismo, non altro. Tutto il resto che associamo a “femminismo” o c’entra con la libertà o dobbiamo dargli un altro nome. Che ci sia libertà per le donne, a rigore dovrebbe essere una questione principale dell’umanità intera, e non soltanto del femminismo. Anzi, il femminismo neanche dovrebbe esistere, ma solo l’umanità, se non fosse che l’umanità si è considerata libera anche in assenza di libertà femminile, come nell’antica Atene o nella Francia rivoluzionaria. Paradosso estremo, a pensarci bene. Eppure perfino banale, basta ricordare le quante guerre e lotte di liberazione che si sono combattute e vinte, anche con il contributo femminile, senza che ciò abbia significato libertà per le donne.
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Libertà in vendita. Il corpo tra scelta e mercato


29 Settembre 2023

Dialogo con Valentina Pazé su “Libertà in vendita. Il corpo tra scelta e mercato”

di Doranna Lupi

 

Valentina Pazé insegna Filosofia politica presso l’Università di Torino e ha recentemente pubblicato Libertà in vendita. Il corpo tra scelta e mercato (ed. Bollati Boringhieri), un libro ricco di spunti per riflettere sul tema della libertà.

Nelle prime righe della sua introduzione spiega che questo libro nasce dallo sconcerto che prova per “il silenzio assordante che circonda le nuove forme di sfruttamento mascherate e giustificate nel nome della libertà”. Sono nuove forme di schiavitù volontaria, in cui ci troviamo di fronte anche a persone che negano di essere sfruttate o che sostengono di desiderare di esserlo. Nel mercato del biocapitalismo non si mettono più in vendita solo i prodotti della fatica umana ma gli stessi corpi umani, soprattutto quelli delle donne, attraverso la prostituzione, la pornografia, la maternità surrogata. Allora, come entra in gioco la libertà quando si parla di corpi in vendita come se fossero merce? Cos’è la libertà? Di quale libertà e della libertà di chi parliamo?

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