Intervista a Rita Segato

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Intervista a Rita Segato su “Un violador en tu camino”
 
Traduzione a cura di NON UNA DI MENO·LUNEDÌ
16 DIC
EMBRE 2019·
 

Rita Segato, la femminista le cui tesi hanno inspirato
'Un violador en tu camino':

 
“Lo stupro non è un atto sessuale, è un atto di potere, di dominazione, è un atto politico”<--break->
 
 Mentre le perfomance di “Un violador en tu cambnino” continuano a propagarsi in tutto il mondo,
pubblichiamo la traduzione dell’intervista all'antropologa argentina-brasiliana Rita Segato,apparsa su bbc.com/mundo
<--break->Qui la versione originale
Qui l’elenco, in continuo aggiornamento, delle città italiane dove si è svolta/si svolgerà la performance.
#unvioladorentucamino #Lastesis #niunamenos #nonunadimeno
 

 
Le LasTesis, autrici di "Un violador en tu camino", l'inno femminista che sta attraversando le piazze del mondo, hanno affermato che il testo della canzone si basa sulle tue opere. Cosa pensi dell'impatto che sta avendo?
 
Lo apprezzo molto e credo che ci siano diversi punti da sottolineare: non è stato trasmesso in televisione - almeno qui nel mio paese, l’Argentina – né attraverso i canali abituali o convenzionali... è iniziato ed è diventato virale a modo suo, con i suoi mezzi, attraverso il passaparola tra le persone, il che è qualcosa che va notato e che mi affascina, mi piace che sia uscito dal controllo dei soliti media. Ha camminato per il mondo sui suoi piedi, ha eluso tutti i filtri, tutte le selettività dei canali convenzionali.
Mi piace, mi onora e mi rende estremamente felice che un pensiero che ha impiegato molti anni per essere messo su carta in vari libri, come la mia analisi della violenza contro le donne, raggiunga le masse e abbia una circolazione così estesa come sta avendo questa poesia, che riflette alcuni dei punti centrali che evidenzio da molto tempo.
 
Pensi che sia servito a portare la teoria femminista dal mondo accademico alle piazze?
 
Sì, anche se in America Latina era già diffuso l’impiego di testi, di autrici, di teorie nelle strade e nelle manifestazioni. Si tratta di un pensiero presente perché è un problema grave.
Pertanto le donne di tutte le età, ma in particolare le giovani donne, hanno cercato nella letteratura una spiegazione per comprendere ciò che ai nostri occhi è incomprensibile: cosa ci uccide? E perché ci uccide?
 
Perché tanta morte per chi uccide poco?
Perché il problema dei femminicidi è un problema di quantità, di crescita numerica, specialmente se guardato dal punto di vista di quanto poco noi donne uccidiamo. C'è un'enorme sproporzione tra la violenza mortale che provochiamo e quella che riceviamo. Tutto questo richiede e ha prodotto negli ultimi vent'anni ricerca e attivismo delle donne nella letteratura e nell'analisi accademica.
Perciò, la canzone "Un violador en tu camino" non è una novità dal punto di vista della ricerca dell'attivismo nel pensiero analitico, la novità è la straordinaria circolazione universale di un testo che condensa in maniera poetica questo pensiero. E lo fa in una maniera non ovvia: è questo che richiama la mia attenzione, perché racchiude realmente le cose che ho detto, ma lo fa in un modo codificato che la gente ha saputo leggere. Questo è straordinario e sorprendente, mostra una maturità delle persone, dell'attivismo nella lettura e nella comprensione di alcune idee che non sono così facili, così accessibili.
 
Il tema della canzone è la violenza contro le donne, cosa che hai studiato molto. Perché un uomo violenta una donna? Oppure, se preferisci, cos'è una violenza?
 
Lo stupro è un atto morale e moralizzatore, ed è questo che dice la canzone. La canzone dice qualcosa che dico da molto tempo e che è molto difficile da digerire e difficilissimo da capire, ma io l'ho sentito nelle carceri ed è oggi ovvio per le strade del Cile: chi stupra è l'autorità, è il soggetto morale. Il soggetto stupratore è il soggetto morale per eccellenza, e lo stupro moralizza, cioè mette la donna al suo posto, la intrappola nel suo corpo, le dice: più che una persona, sei un corpo.
Lo stupro non si basa su un desiderio sessuale, non è la libido incontrollata e bisognosa di un uomo. Non è questo perché non è nemmeno un atto sessuale: è un atto di potere, di dominio, è un atto politico. È un atto che si appropria delle donne, per controllarle e sminuirle, appropriandosi della loro intimità.
 
Tu hai anche definito il sistema patriarcale non come una cultura ma come un sistema politico.
 
Nei miei testi il patriarcato non è descritto come una cultura, morale o religiosa... Il patriarcato è un ordine politico primitivo che si basa sul controllo, la disciplina e l'oppressione delle donne attraverso narrazioni molto diverse e sparse sul pianeta, narrazioni di religioni e culture diverse, che sono diverse narrazioni morali. Ma dietro a tutte, c'è questa politica del dominio che dice che le donne sono moralmente sospette, soggette al male e alle tentazioni. Noi lo ritroviamo nella narrazione giudeo-cristiana, nella Genesi, ma altre civiltà ce l'hanno nei loro miti: la donna cede facilmente alle tentazioni, quindi deve essere imprigionata, subordinata, disciplinata in quanto vulnerabile.
Lo stupro fa parte di questa morale repressiva, che rimette la donna al suo posto, che la imprigiona e le impone un limite, che è il limite del suo corpo.
 
Tu sostieni che l’"obbligo alla mascolinità" sia dannoso anche per gli uomini.
 
Una delle cose che ho detto di recente è "abbasso l’obbligo alla mascolinità", l’ho detto agli uomini, e talvolta trovo uomini per strada che mi dicono: "Grazie, grazie mille, abbasso l’obbligo alla mascolinità".
Perché l’obbligo alla mascolinità distrugge anche gli uomini. È un obbligo corporativo, gerarchico, che pretende da loro azioni che li distruggono moralmente e fisicamente. Per obbedirgli subiscono tensioni straordinarie, muoiono prima in tutti i paesi del mondo per questo tributo alla categoria che implica violenza, crudeltà, mancanza di sensibilità, di empatia, di solidarietà, mancanza di spirito di squadra con le donne... Tutto questo causa una tensione interna in molti uomini: non poter avere sentimenti, non poter esprimere tenerezza...
 
Pensi che il movimento femminista dovrebbe porre l’accento su questo dicendo all'uomo 'sei anche tu una vittima'?
 
Questo è stato molto discusso, io credo prima di tutto in un mondo plurale, voglio un femminismo plurale. Mi sembra che l’obbligo alla mascolinità danneggi gli uomini e le donne e mi sembra che gli obiettivi del femminismo non siano solo per le donne. Le rivendicazioni del femminismo non sono per noi, sono per tutta la società, sono per un mondo migliore. Questo è ciò che cerca il mio femminismo.
Oggi, all'interno del movimento femminista, c’è una pluralità di voci, e io difendo in primo luogo il pluralismo.
 
Ci sono sempre più manifestazioni, più proteste di donne, pensi che il movimento femminista in America Latina sia al suo punto più alto?
 
Non solo in America Latina, penso che il mondo sia davanti a un cambiamento epocale, credo ci sia un cambio di passo nella politica. La politica maschile, patriarcale, sta avendo un’inversione per via del suo grande fallimento, perché non è riuscita in nessun momento e con nessun mezzo a prendere lo Stato e attraverso lo Stato trasformare la storia, attraverso i soliti percorsi - che sono sempre stati politiche dello Stato, politiche nelle mani degli uomini – oggi non viviamo in un mondo con maggior benessere per più persone
Quindi credo che dalle strade, in America Latina come in tutto il mondo, stiano emergendo nuove forme di politica che non sono le solite e che, infine, avremo il passaggio a una politica che era stata ignorata, repressa, censurata, che è la gestione femminile della vita.
 
Pensi che tutto questo produrrà cambiamenti reali?
 
Sì, se riusciremo a elaborare e trasformare in pratica, la retorica che il movimento femminista sta avendo nel mondo. Cioè, questa è politica, qui si cambiano le vite, qui si trasforma il modo di fare politica, in questa relazione tra corpi nelle strade, nuove amicizie che nascono rapidamente, che fioriscono nelle strade, nuove forme di intimità e di vedersi come un collettivo.
Lì, la solidarietà torna a essere reale, non sarà un nuovo meccanismo, non sarà una nuova politica sociale di solidarietà, sarà una nuova esperienza e questo sforzo ha bisogno di tutte noi per darle un nome, perché i nomi sono potenti.
Trasformare una retorica e vedere cosa può raggiungere e cosa significa questo nuovo modo di fare politica - che è il modo in cui le donne fanno politica - credo che questo possa inaugurare una nuova era perché ovunque sta venendo meno la creazione della felicità.
 
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