Differenza

Il pen­siero della dif­fe­renza ha ispi­rato fin dagli inizi il movi­mento fem­mi­ni­sta della seconda ondata. Il fem­mi­ni­smo ame­ri­cano, che aveva il dono della comu­ni­ca­zione ener­gica, diceva: maschio occi­den­tale bianco bor­ghese di mezza età, ti credi l’uomo per eccel­lenza, guarda che ti sba­gli, c’è altro, ci sono altri e altre, e te ne accor­ge­rai.

Come pen­siero poli­tico e filo­so­fico è già in Carla Lonzi, ed è stato poi ampia­mente tema­tiz­zato da Luce Iri­ga­ray. Lo hanno svi­lup­pato, in Ita­lia, Marisa For­cina che ha fon­dato la Set­ti­mana di Lecce e ha scritto la voce Dif­fe­renza ses­suale per l’enciclopedia filo­so­fica Bom­piani; la comu­nità filo­so­fica Dio­tima dell’Università di Verona, il cui grande semi­na­rio che si aprirà il 10 otto­bre tor­nerà su que­sto tema; Ida Domi­n­janni che lo ha fatto sulle pagine stesse del mani­fe­sto e in molte altre sedi; recen­te­mente, Giusi Zanardo e Ric­cardo Fan­ciul­lacci dell’Università di Vene­zia, che hanno curato Donne, uomini. Il signi­fi­care della dif­fe­renza (Vita e Pen­siero, 2010), Lia Ciga­rini inter­vi­stata da Luisa Cava­liere, C’è una bella dif­fe­renza (et al., 2013). Devo fer­marmi.

Secondo me una causa mag­giore di con­fu­sione è nel lin­guag­gio che parla di dif­fe­renza come se fosse qual­cosa che sta tra donne e uomini spar­tendo l’umanità in due. Mi chiedo se la tua cri­tica di «pen­siero bina­rio» non venga da una con­fu­sione di que­sto tipo. La dif­fe­renza non è tra. Essa è in me, mi è interna e imma­nente, mi impe­di­sce di iden­ti­fi­carmi con quella che sono, mi mette in rela­zione con quella che non sono. Non c’è un’identità sicura e sta­bile nell’essere chia­mata donna, e in que­sto si comin­cia final­mente a vedere un pre­gio.

Io ho accet­tato di essere iden­ti­fi­cata come donna con una vera e pro­pria deci­sione poli­tica, che ha coin­ciso con l’impegno per un senso libero della dif­fe­renza ses­suale. A rigore pos­siamo aggi­rare il nostro chia­marci donne/uomini, così come si può non misu­rarsi con l’imposizione bio­lo­gica della ses­sua­zione. Ma si può vera­mente? È una que­stione aperta che si porrà il pros­simo Semi­na­rio di Dio­tima. E lo vogliamo vera­mente? Per le donne, sto­ri­ca­mente discri­mi­nate a causa della dif­fe­renza ses­suale, estro­met­tere quest’ultima dalla sfera dell’umano può essere ten­tante, ma c’è un grande rischio, che in defi­ni­tiva rimanga solo il neutro-maschile, e che di con­se­guenza la strada dell’autorealizzazione per le donne torni a essere quella dell’emancipazione o quella dell’imitazionismo.

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LA PARITÀ DEI SESSI È UNA FARSA - Luisa Muraro 2010

 


LA PARITÀ DEI SESSI È UNA FARSA

 

 di Luisa Muraro, 19 marzo 2010

Fino a ieri dicevo: la parità fra i sessi è un miraggio. Adesso comincio a pensare che sia una farsa. Bisogna credere e far credere che, se le donne non occupano gli stessi posti degli uomini, non hanno le stesse cariche, non scelgono gli stessi mestieri, non mirano agli stessi traguardi, questa sarebbe la prova provata di una discriminazione ai danni delle donne. Dirsi semplicemente che le donne, forse, non vogliono perché, forse, hanno altre priorità, è un' ipotesi così azzardata che nessuna politica di professione osa formularla. Qualche sociologa sì, ma cautamente. Perciò, con la più grande serietà del mondo, si pubblicano statistiche da cui risulta che, quantoa condizione femminile, l' Italia è più arretrata del Vietnam e del Ruanda.

Ma perché una simile farsa?

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