Fortune del Femminismo

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Nancy Fraser
Fortune del femminismo
Dal capitalismo regolato dallo Stato alla crisi neoliberista


pp. 280
€ 25,00
isbn 9788897522812

il libro
In questo suo nuovo lavoro Nancy Fraser ripercorre l'evoluzione del movimento femminista a partire dagli anni Settanta e anticipa una nuova fase, radicale ed egualitaria, del pensiero e dell'azione femminista. Negli anni in cui la Nuova Sinistra era in fermento, la "seconda ondata" femminista emerse come una lotta per la liberazione della donna, ponendosi accanto ad altri movimenti radicali che mettevano in discussione le caratteristiche fondamentali della società capitalistica. Ma il successivo immergersi del femminismo in una politica identitaria coincise con il declino delle sue energie utopiche e con l'ascesa del neoliberismo. Ora, prevedendo una ripresa del movimento, Fraser sostiene la necessità di un radicalismo femminista rinvigorito, in grado di affrontare la crisi economica globale. Il femminismo può essere una forza che lavora in accordo con altri movimenti egualitari nella lotta per portare l'economia sotto il controllo democratico, nel mentre rielabora il potenziale visionario delle precedenti ondate del movimento di liberazione delle donne. Questa potente nuova indagine è destinata a diventare un punto di riferimento del pensiero femminista. ...
 

l'autrice
Nancy Fraser è docente di filosofia e politica alla New School for Social Research, a New York, Einstein Fellow della città di Berlino e titolare della cattedra "Giustizia globale" al Collège d'études mondiales di Parigi. Tra i suoi lavori: La giustizia incompiuta (2011); Il danno e la beffa (2012); La bilancia della giustizia (2012); con Axel Honneth, Redistribuzione o riconoscimento? (2007).

leggi tutto: http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=403&tipo=novita

 


L’inquietante uguaglianza della differenza: Nancy Fraser e le fortune del femminismo


di PAOLA RUDAN - tratto da connessioniprecarie.org

Pubblichiamo la versione integrale della recensione apparsa su «il Manifesto» del 14 gennaio 2015

Persino i più convinti detrattori della filosofia della storia hanno rischiato di vedere nel passaggio dal fordismo al post-fordismo un momento progressivo, segnato dalla fine dell’uguaglianza coatta del regime di fabbrica sotto la spinta di un’istanza di liberazione dal lavoro. Ora che questo passaggio è ormai avvenuto, ci si può guardare indietro non per il piacere di dipingere grigio su grigio la nuova realtà, ma per la necessità di comprendere che cosa sia effettivamente cambiato nella vita comunque messa al lavoro. La libertà del regime neoliberale si rivela infatti sempre di più come la matrice di una precarizzazione globale e senza confini. Nel suo Fortune del femminismo. Dal capitalismo regolato dallo Stato alla crisi neoliberista (ombre corte, 284 pp., 24 €) – che raccoglie saggi pubblicati tra il 1985 e il 2010 – Nancy Fraser ripercorre questo passaggio attraverso le lenti privilegiate del femminismo, la cui fortuna consiste nel fatto di aver contribuito a determinarlo e nell’essere, perciò, un punto di vista parziale in grado di gettare luce su processi di portata globale. Il discorso femminista è globale perché l’ineliminabile parzialità del suo sguardo riemerge comunque all’interno di qualsiasi scenario. Con la sua critica al «capitalismo androcentrico e organizzato dallo Stato», però, il femminismo (in particolare quello statunitense di seconda generazione, su cui Fraser si concentra) avrebbe inavvertitamente ceduto alle lusinghe del «nuovo spirito del capitalismo». In sintonia con l’anelito «post-socialista» degli anni ’80, esso avrebbe rinunciato alla politica dell’uguaglianza in favore di una politica della differenza, accordando priorità alla critica dei «modelli culturali istituzionalizzati» rispetto a quella dell’economia politica, alla rivendicazione del riconoscimento piuttosto che della redistribuzione. «Reclamare» il femminismo, per Fraser, significa allora riconoscere che esso deve liberarsi dalla sua liaison dangereuse con il neoliberalismo per poter riaffermare il suo potenziale di «emancipazione». La ricostruzione storica è ciò che permette di interrogarsi sulle possibilità di una trasformazione radicale anche dopo – e nonostante – la fine della storia.....

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Autora: 
Casa editrice: 
ombre corte
Luogo e data: 
2015